Il Porto Vecchio, cuore di Marsiglia

Il Porto Vecchio, cuore di Marsiglia

Breve racconto (fotografico) di una città che incarna lo spirito mediterraneo

“Perché Marsiglia non è una città per turisti. Non c’è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c’è da vedere si lascia vedere”

Jean-Claude Izzo (Casino Totale, 1995).

Metamorfosi e mutazioni, progressive e costanti come il rollio delle onde nel bacino del porto. Il cuore di Marsiglia, una città che non si riconoscerebbe allo specchio, ma che eppure rimane fedele alla sua storia, ai suoi ritmi, alla sua gente: a se stessa.

Il Vieux Port al tramonto. Brulicare di incontri, in un assolato pomeriggio di dicembre.

Le barche alla fonda, i gabbiani all’ultimo volteggio della sera. Un caffè, o un pastis. Tavolini nei dehors, alti sgabelli all’interno, lo sguardo (o la schiena) a quell’ingombro apparentemente incongruo su cui riflettono gli ultimi raggi di sole.

È l’Ombrière di Norman Foster, una architettura contemporanea proprio lì dove sbarcarono per la prima volta i Greci fondatori, 25 forse 26 secoli fa.

Respirare Marsiglia. Cercare di descriverla. Ma le parole non bastano: lo sguardo, forse, può provare a raccontare.

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